Data di Pubblicazione:
2012
Abstract:
La scena della morte di Socrate ci tramanda le ultime parole del filosofo, espresse dalla famosa frase enigmatica “dobbiamo un gallo ad Asclepio. Pagate questo debito e non dimenticatevene”. Ma prima e dopo queste parole, Socrate compie e ripete un gesto, che la particolare costruzione narrativa del Fedone platonico mette in ombra, ovvero quello di coprirsi il volto. Si tratta di un gesto di pudore in cui possiamo vedere all’opera tutta l’ambiguità e l’ambivalenza di questa idea, che si colloca sulla barra di separazione fra ambiti semantici polarmente connotati e che si riverbera, dall’iniziale piano antropologico (natura/cultura) a quello psicologico e sociale (società/individuo), fino a costituire lo sfondo ontologico (segreto condizionato/segreto incondizionato) per una ricomprensione postsoggettiva del problema dell’identità individuale e, con questo, della più generale questione dell’esserci. Ecco che l’ultimo gesto di Socrate, accostato alla figura misteriosa di Bartleby narrata da Melville, ci permette di cogliere, nella comprensione del pudore, il significato dell’enigma come esperienza selettiva, non intellettuale o conoscitiva, del senso del non-senso, ossia della capacità del singolo di esserne all’altezza e di sopportarlo.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Elenco autori:
Tagliapietra, Andrea
Link alla scheda completa:
Pubblicato in: