Data di Pubblicazione:
2022
Abstract:
L’articolo sviluppa la tesi benjaminiana per cui il “nucleo essenziale” della traduzione, spogliata di tutto ciò che è comunicazione, è l’intraducibile. Questa tesi viene messa in relazione con quel particolare tipo di traduzione (traduzione intersemiotica (Jakobson)) rappresentato dall’ékphrasis, termine che indica la descrizione verbale di un’immagine, in particolare di un’opera d’arte visiva. Il limite dell’ékphrasis è che al vertice dell’esattezza e della capacità poetica del linguaggio essa si scontra con ciò che rimane intraducibile, la presenza silenziosa dell'opera, l’esperienza della sua disponibilità estetica, di cui la parola finisce per attestare piuttosto l’assenza. L’articolo si conclude prendendo in esame quella particolare ékphrasis della Veduta di Delft di Vermeer che fa la sua comparsa nell’episodio proustiano della morte di Bergotte. Proust inventa un dettaglio immaginario – un petit pan de mur jaune – per farci vedere l’invisibile, l’intraducibile dell’immagine, evocando al contempo il movente segreto di ogni traduzione, ovvero la resistenza della sopravvivenza contro la morte.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Elenco autori:
Tagliapietra, Andrea
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